Leggendo l’intervista a Renzo Davoli, il promotore dell’iniziativa di liberalizzazione del software per PC, non posso che essere d’accordo con il passo in cui si afferma che si sta “sistematicamente divulgando ignoranza di informatica vera“, assumendo che per “informatica vera” si intenda la vecchia Scienza dell’Informazione.
In pratica, Davoli sostiene che ci sia in atto una diffusione di false informazioni che sta creando confusione tra computer ed informatica, tra uno strumento e una disciplina scientifica. Purtroppo, ad incoraggiare questa confusione non sono solo i produttori di computer o di software, ma anche a livello scolastico non si fa nulla per rimediare a questo paradossale equivoco.
Già uno dei maestri dell’informatica, Edsger Dijkstra, ebbe a dire in tempi non sospetti: “L’informatica non riguarda i computer più di quanto l’astronomia riguardi i telescopi“.
Eppure l’uomo comune è convinto che Informatica = computer. Se a ciò si aggiunge che più del 90% di “uomini comuni” crede che computer = Windows (e quindi = Microsoft), siamo autorizzati a sospettare che effettivamente c’è una visione distorta della realtà.
Altra confusione analoga a quella evidenziata da Davoli è quella che spesso viene fatta tra tecnologia e prodotto.
Al solito, l’uomo comune considera un prodotto come il detentore esclusivo di un tecnologia. E’ l’associazione che porta ad identificare ad esempio HTML o XML con uno specifico editor, Microsoft .NET con Microsoft Visual Studio, grafica vettoriale con Corel Draw, posta elettronica con Outlook, VoIP con Skype e così via.
Questi aspetti credo che siano segnali di una nuova forma di analfabetismo che non consente di fare scelte consapevoli, che costringe a scegliere prodotti in base alla pubblicità più accattivante, ignorando alternative magari più efficaci e convenienti (non soltanto da un punto di vista economico).
