Open Source e questione morale

7 giugno 2008 § Lascia un commento

Parte dei sostenitori attivi dell’Open Source portano avanti il loro progetto più come una crociata che come una alternativa alla comune distribuzione del software. Il male assoluto, secondo il loro punto di vista, è il codice a sorgente chiuso (Closed Source, per gli anglofoni).
Se ti azzardi a dire che non vedi contraddizione nell’uso promiscuo di software chiuso ed aperto gridano allo scandalo. Sembra che utilizzare software Open Source ti obblighi moralmente a fare una scelta: o con esso o contro di esso!

L’ennesima riprova della diatriba è venuta fuori con l’articolo di Patrizio Tassone pubblicato qualche giorno fa su Punto Informatico e che sarà l’editoriale del prossimo numero di Linux&C. Nell’articolo viene attaccato Google per il fatto di non essere propenso all’adozione della licenza AGPL per i suoi servizi online.

Comprendo che il punto di vista dei crociati dell’Open Source, basandosi su dei principi morali (le famose 4 libertà), non può che dare origine ad una visione manicheista dove il bene è l’affermazione piena di tali principi ed il male è la loro negazione (il software senza sorgenti, appunto).

Non tutti però arrivano all’Open Source partendo da questi principi morali. Anzi, non sono pochi quelli che approdano all’Open Source non in base a dei principi morali, ma in base al semplice principio della convenienza. E sto parlando sia di produttori di software che di utilizzatori.

Rilasciare un software con una licenza Open Source non deve avere necessariamente motivazioni ideologiche o morali. Ci possono essere diversi motivi per farlo: dal fare concorrenza all’ottenere collaborazione creando una comunità. Tutti motivi di convenienza.
Così anche (e soprattutto) per l’utente: la maggior parte utilizza software Open Source perchè è conveniente per diversi motivi.

Non mi scandalizzo quindi se un’azienda utilizza software Open Source per produrre software a codice chiuso e nemmeno per il viceversa.
Non mi scandalizzo se viene sviluppato software Open Source per un sistema operativo chiuso.
Non mi scandalizzo se un’azienda appoggia la diffusione di certe licenze Open Source e non di altre.
Non mi scandalizzo nemmeno se un utente utilizza un software Open Source senza sentirsi obbligato moralmente ad apportare alcun contributo.

L’unico obbligo morale che vedo nei confronti del software Open Source è il rispetto dei termini della licenza. Il resto mi sa di fanatismo…

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