Vendor lock-in: se lo conosci lo eviti

17 maggio 2010 § Lascia un commento

Un mio vecchio datore di lavoro aveva un’immagine poco poetica che coinvolgeva i genitali maschili per descrivere il suo modo di “garantirsi la fiducia” del cliente.
Immagine cruda, ma dolorosamente efficace che oggi viene blandamente tradotta con l’espressione inglese vendor lock-in.
Si tratta della situazione in cui un cliente è legato da un rapporto di dipendenza tecnica ad un fornitore e non può farne a meno.

Contrariamente a quanto si possa pensare, non è una situazione rara. Il fatto è che sono in pochi a rendersene conto, fino a quando non si trovano nella situazione di voler cambiare fornitore e non riuscire a farlo.
Ad esempio, se un’azienda adotta un software per la gestione delle attività fondamentali del suo core business, senza opportune garanzie difficilmente potrà farne a meno. La sua libertà di scelta del fornitore potrebbe essere messa a dura prova.

Quante aziende si pongono questo problema in fase di valutazione di un software da adottare per la propria attività? Dalla mia esperienza potrei dire che sono pochissime.
In linea di massima, nella pratica quotidiana i principali criteri di scelta di un software sono il prezzo della licenza e la notorietà del produttore.

In realtà, nella scelta di un software prima ancora del prezzo di ingresso (prezzo della licenza) occorrerebbe verificare il prezzo di uscita (quanto costa cambiare software?).

Ma quali sono gli aspetti che andrebbero valutati per garantirsi una discreta possibilità di uscita?
Potrei sinteticamente riassumerli nelle seguenti voci:

  • accessibilità ai dati
    il formato di memorizzazione dei dati deve essere aperto, possibilmente seguire uno standard riconosciuto a livello internazionale; questo garantisce almeno la possibilità di realizzare procedure per l’accesso o la migrazione dei dati verso un altro software
  • aderenza agli standard
    oltre agli standard di memorizzazione dei dati, sarebbe opportuno che anche altri aspetti legati all’applicazione fossero standard, come ad esempio il supporto di protocolli di comunicazione; questo garantisce una certa interoperabilità con altri software
  • disponibilità dei sorgenti
    anche se non tutti i fornitori mettono a disposizione i sorgenti del loro software con i relativi diritti di modifica, sarebbe opportuno prevedere clausole contrattuali che prevedano eventualmente il loro rilascio in determinate situazioni; la disponibilità dei sorgenti modificabili del software garantisce la possibilità di essere autonomi o di rivolgersi ad un altro fornitore per l’adeguamento del software.
    La cosa è senza dubbio problematica nell’ambito del software proprietario; per questo motivo è preferibile, quando è possibile, scegliere software Open Source

Naturalmente esigere queste caratteristiche può avere un prezzo rispetto al fatto di ignorarle, ma il prezzo è sicuramente inferiore a quello di uscita da un fornitore bloccante.

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