WikiLeaks & Co.: notizie in fuga

14 dicembre 2010 § Lascia un commento

OK. Ora tutti conoscono più o meno WikiLeaks (il sito è ormai diventato nomade, quindi non è detto che il link funzioni…).
Se ne è fatto un gran parlare ed ha dato un gran da fare a tanti in giro per il mondo, soprattutto agli USA.
Il suo fondatore, Julian Assange è stato arrestato in Gran Bretagna ed appena liberato su cauzione per un’accusa che non ha niente a che vedere con la sua creatura.
Nel frattempo è la famiglia delle fughe di notizie si è allargata con OpenLeak, BalkanLeaks, IndoLeaks e probabilmente altri ne usciranno a breve.

Senza entrare nel merito politico e diplomatico, due aspetti mi lasciano perplesso.

Il primo aspetto riguarda il fatto che Assange è stato definito un hacker e quindi pericoloso. A parte l’inconsistente associazione di pericolo e hacker, forse lo è stato in passato, ma i documenti che vengono pubblicati su WikiLeaks non sono frutto di sue incursioni, ma vengono fornite da altre persone. Insomma, Assange fa quello che fanno un po’ tutti i giornali di carta
Perchè questo accanimento? E’ per una questione di metodo o di contenuti?
Tra l’altro la maggior parte dei contenuti diffusi finora non sono cose trascendentali. Forse c’è qualcuno che teme la fuga di altre notizie ben più compromettenti?

Il secondo aspetto riguarda il fatto che l’attenzione su Assange e sulla sua responsabilità nella pubblicazione dei documenti “segreti” ha fatto passare in secondo piano la responsabilità di chi doveva vigilare sulla segretezza di questi documenti.
Non mi meraviglierei se si scoprisse che questi documenti viaggiassero in chiaro via e-mail e venissero archiviati senza alcuna precauzione su possibili accessi non autorizzati.

Il timore è che questa vicenda scateni la ricerca da parte delle istituzioni di una soluzione che neutralizzi gli effetti invece di bloccare le cause: se vieni a sapere una cosa che non dovevi sapere sei tu il colpevole, non chi te l’ha detta…
Il timore è che con la solita visione distorta di Internet, i politici tentino di prendere misure restrittive sulla libertà di circolazione delle informazioni e sulle tecnologie.
Il timore nasce dal fatto che in realtà queste restrizioni sono state messe in atto da MasterCard, PayPal, Amazon senza la richiesta ufficiale dei politici

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