Chi ha paura del Cloud Computing?

3 gennaio 2011 § Lascia un commento

Recentemente Richard Stallman, il fondatore ed ispiratore della filosofia Free Software, ha indicato il Cloud Computing come una tecnologia che adotterebbero solo gli sciocchi, in quanto priva gli utenti del controllo diretto sui propri dati.
L’osservazione scaturiva da un commento su ChromeOS, il nuovo sistema operativo di Google basato su alcuni concetti del Cloud Computing.
A prima vista l’osservazione “colorita” di Stallman sembrerebbe ragionevole: chi mai affiderebbe i dati delicati della propria azienda a un terzo con il rischio di non poterne più entrare in possesso quando e come vuole e, peggio ancora, con il rischio che ad essi accedano altri all’insaputa del titolare?

Eppure riflettendoci un attimo questa potenziale privazione del controllo sui propri dati non è una novità.
La prima volta che abbiamo inviato un messaggio di posta elettronica appoggiandoci al server del nostro Internet provider abbiamo rinunciato a questa prerogativa.
Senza parlare poi di quando abbiamo pubblicato il nostro sito Web su un server di altri, magari integrato con applicazioni che forniscono informazioni su ordini, fatture, clienti, fornitori, ecc.
La prima volta che abbiamo affidati a terzi servizi come archiviazione online o elaborazione dati abbiamo potenzialmente perso il controllo sui nostri dati.
La “delocalizzazione” dei dati è in realtà iniziata da un bel po’.

Ma anche facendo un parallelo nel mondo “fisico“, i paragoni potrebbero essere diversi.
Ormai quasi nessuno mette più i soldi sotto il mattone. Quasi tutti affidano i propri risparmi alle banche. Cosa succederebbe se queste non intendessero restituirci quanto è nostro?
Questo vale anche per i dati sui redditi che affidiamo ai commercialisti o le informazioni sulla nostra salute che affidiamo ai medici.

Come vengono affrontate queste situazioni nel mondo “fisico“? Come devono essere affrontati le analoghe situazioni nell’ambito del cloud computing?

A mio avviso il Cloud computing non rappresenta altro che una evoluzione dell’outsourcing in ambito IT e va quindi affrontato in questi termini. Esiste il pericolo della perdita di controllo come esiste il pericolo di dipendere dallo specifico fornitore di servizi. Il pericolo non è diverso da quello di numerosi altri servizi a cui siamo già abituati da tempo, quindi non ha senso demonizzare uno strumento che può portare dei vantaggi all’IT aziendale.

Quello che non bisogna fare è fidarsi ciecamente ed essere troppo entusiasti. La scelta di cosa portare e di cosa non portare sul cloud è essenziale e dipende dagli obiettivi e strategie di ciascuna azienda.
In conclusione, come sempre, occorre valutare attentamente pro e contro di una scelta strategica che può portare vantaggi e/o problemi, ma la causa dei problemi quasi sempre non è nello strumento o nella tecnologia, ma nell’uso che se ne fa.

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