Windows Store: il declino di Microsoft?

19 ottobre 2012 § 2 commenti

Windows StoreIl prossimo 26 ottobre sarà la data ufficiale del rilascio di Windows 8. Una nuova versione del sistema operativo più diffuso al mondo con nuove funzionalità, nuove tecnologie e nuove problematiche di compatibilità con le applicazioni esistenti. Insomma, apparentemente nulla di… nuovo.
In realtà qualcosa di nuovo rispetto al passato c’è, non tanto in termini tecnici, quanto commerciali. Ora c’è Windows Store, il marketplace per la distribuzione di software per il neonato sistema operativo. Ormai uno store ce l’hanno tutti: ce l’ha Apple, ce l’ha Google, ce l’ha Canonical. Non poteva mancare Microsoft.

L’utente non ha bisogno di andare in giro a cercare software: tutto quello di cui ha bisogno si trova in Windows Store. Questo vuol dire che chi sviluppa software deve rendere disponibile le proprie applicazioni tramite questa piattaforma di distribuzione, dopo aver ricevuto una certificazione che ne attesti la sicurezza ed il rispetto di determinati principi etici.
Fin qui nulla di particolarmente strano: Microsoft ha deciso di porsi come garante per l’utente sull’attendibilità dei software sviluppati da terzi. Il fatto è che le applicazioni che intendono sfruttare il nuovo stile di interfaccia grafica, quello che in codice era noto come Metro ed ora è chiamata Modern UI, devono necessariamente passare da Windows Store e quindi ottenere la certificazione Microsoft. Per inciso, questo coinvolge la totalità delle applicazioni che gireranno su Windows RT, l’edizione per dispositivi mobile, dal momento che su questa piattaforma è possibile utilizzare soltanto la nuova interfaccia grafica.
Insomma, sembra che Microsoft abbia intenzione di avvicinarsi al modello di piattaforma chiusa di Apple. Cioè, mentre Google e Ubuntu non vietano l’installazione di applicazioni al di fuori del loro store, Microsoft sembra voler creare quel walled garden da molti contestato ad Apple.

OK, rimane la possibilità di creare liberamente applicazioni desktop utilizzando l’interfaccia grafica tradizionale senza obbligo di passare da Windows Store. Ma fino a quando questo sarà possibile? Se Microsoft ha investito in una nuova interfaccia grafica con tutta probabilità terrà la vecchia esclusivamente per compatibilità. Un po’ come è successo con il DOS dopo l’avvento di Windows. Quindi è pensabile che in futuro la piattaforma grafica di riferimento sarà la Modern UI ed il vecchio stile avrà un ruolo sempre più marginale.
Questo vorrebbe dire che, se viene mantenuta l’attuale politica di distribuzione del software, tutto il software per Windows dovrà passare da Windows Store, cioè dovrà avere il bollino di qualità di Microsoft. Il che porterebbe ad escludere alcuni software, come già qualcuno ha fatto notare, costringerebbe gli sviluppatori a dover pagare Microsoft per distribuire il proprio software, ad avere Microsoft come intermediario, costringerebbe a dover sottostare a regole, non soltanto tecniche, imposte unilateralmente e soggette alla discrezione di Microsoft.
In altre parole, farebbe diventare Windows una piattaforma chiusa.

Eppure il successo di Microsoft è legato ad una piattaforma aperta come il PC, è legato alle piattaforme DOS e Windows la cui apertura ha consentito la produzione di un’enorme quantità di software di terze parti. Perché questa inversione di rotta? Il mettere gli utenti sotto la sua ala protettiva è un’esigenza superiore al mantenere aperta la propria piattaforma? Al consentire libertà di sviluppo e di distribuzione?
Microsoft è sicura che chi sviluppa sulle sue piattaforme continuerà a farlo in futuro?
E’ possibile che qualcuno, in cerca di un sistema operativo che si limiti ad eseguire il suo compito, colga l’occasione per passare definitivamente a Linux. E se fosse più di qualcuno? E se Windows 8 si rivelasse un fallimento, non per questioni tecniche ma per questo cambio di prospettiva? E’ possibile che questa mossa possa innescare il declino di Microsoft?

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§ 2 risposte a Windows Store: il declino di Microsoft?

  • Andrea Colleoni ha detto:

    Reblogged this on Andrea Colleoni and commented:
    Questa tendenza ha lunghe radici ormai; scrivevo qualcosa di attinente su http://acolleoni.wordpress.com/2006/01/16/trusted-computing/ in proposito già nel 2006 e oggi non sono stupito. Per Apple il modello “chiuso” ha funzionato; sembra ormai certo che un certo share di mercato non abbia tanta voglia di pensare, ma usi quello che gli viene dato, soprattutto se è un confortante strumento di conformazione a scelte prese dal altri (un modo prolisso di dire “alla moda”). Tutto sommato mi sembra che avere qualcosa di cui lamentarsi e di cui non si ha colpa è un atteggiamento un po’ da gregge, ma molto diffuso anche nella cosiddetta “classe dirigente”.

  • Andrea Chiarelli ha detto:

    Dunque un confortante conformismo… 🙂

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